Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Eccidio_di_Porz%C3%BBs
Eccidio di PorzûsDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il 7 febbraio 1945 un gruppo di partigiani comunisti appartenenti ai GAP, capeggiati da Mario Toffanin (Giacca), raggiunse il comando del Gruppo delle Brigate Est della Divisione partigiana Osoppo, situato presso le malghe di Porzûs, località Topli Uork, nel comune di Faedis, Friuli orientale, con l'obiettivo di arrestarne e fucilare i membri.
Le accuse di Toffanin alla Osoppo erano di osteggiare la politica di collaborazione con i partigiani jugoslavi, capeggiati da Josip Broz Tito, la non redistribuzione agli altri gruppi partigiani delle armi che venivano passate alla Osoppo dagli angloamericani e soprattutto di trattare con i soldati della Xª Flottiglia MAS e del Reggimento alpini "Tagliamento", appartenenti alla RSI, per impedire l'annessione del Friuli, della Venezia Giulia e dell'Istria alla Jugoslavia.
Secondo le direttive del Comando generale del Corpo volontari della libertà del Nord Italia, emanate nell'ottobre 1944, ogni patto con i soldati della RSI era da considerare come tradimento e quindi, essendo in tempo di guerra, da punire con la condanna a morte per fucilazione. Nessuno dei contatti della Osoppo con i fascisti e la Xª Flottiglia MAS si concluse comunque con un accordo.[1]
La Brigata Osoppo aveva dato rifugio a Elda Turchetti, una giovane donna che Radio Londra aveva indicato più volte come spia dei tedeschi[2], dopo che alcuni informatori inglesi avevano avuto segnalazioni su una sua presunta amicizia con soldati tedeschi. Dopo alcuni mesi di custodia presso i partigiani della Osoppo era stata ritenuta innocente da un processo effettuato dagli stessi il 1º febbraio 1945. Il rifugio dato a Elda Turchetti fu il casus belli per l'azione degli uomini di Mario Toffanin[3].
Il comandante del Gruppo delle Brigate Est della Divisione partigiana Osoppo era Francesco De Gregori, detto "Bolla"[4], che venne subito ucciso insieme al commissario politico del Partito d'Azione Gastone Valente, detto "Enea", al giovane Giovanni Comin, detto "Gruaro", che si trovava in zona perché voleva arruolarsi nella brigata, e a Elda Turchetti. L'altro comandante della formazione, Aldo Bricco, pur ferito, riuscì a fuggire. Sedici altri partigiani furono imprigionati e fucilati nei giorni successivi dopo processi sommari: tra questi Guido Pasolini, fratello di Pier Paolo. Ne vennero assolti soltanto due, che passarono poi nei GAP.
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