Dal Corriere della Sera del 30.03.2011, Autore dell'articolo Alessandra Coppola ...
Il nuovo ministro dell'Interno di Parigi, Claude Guèant, l'aveva promesso in una vista alla frontiera: "La Francia non accetterà questa immigrazione economica che prende a pretesto ragioni politiche". Lo sanno anche due ragazzi seduti su un gradino ( a Ventimiglia), il piatto di plastica coi maccheroni appoggiato sulle gambe: " Volevamo andare a Marsiglia, ci hanno fermato a Nizza" ,dice uno, e fa il gesto delle manette. Vi hanno arrestati? " Si, ci hanno portato in prigione, poi davanti al giudice, quattro giorni e di nuovo alla frontiera". ...
mercoledì 30 marzo 2011
POTENZIAMENTO DEGLI ARGINI A MOTTA DI LIVENZA
Articolo di "Oggi Treviso" Link: http://www.oggitreviso.it/regione-ecco-contributi-contro-le-esondazioni-34552 - - - MOTTA DI LIVENZA – La Regione Veneto ha dato il la ad alcuni finanziamenti relativi al potenziamento arginale nell’opitergino mottense. Dunque il mese di aprile vedrà l’apertura di alcuni cantieri lungo Livenza e Monticano, ma anche Piave. L’emergenza si era creata lo scorso novembre, ma le forti piogge di marzo hanno determinato l’accelerazione dell’iter. Il via libera arriva da Palazzo Balbi, che ha stabilito le priorità di intervento. Saranno circa 2.650.000 gli euro che saranno destinati a Motta di Livenza, 150 mila euro tra Ponte di Piave, Salgareda, San Biagio di Callalta e Zenson di Piave. Per Gorgo in arrivo 250mila euro, stessa cifra per Meduna di Livenza; a Cessalto arriveranno 300mila euro.
sabato 26 marzo 2011
L'INCREDIBILE SAVIANO

Saviano ispirato vede cose che, noi comuni mortali, non vediamo.
Il Nord? È peggio del Sud. Vendola, Saviano e Santoro ripetono in coro il loro ultimo mantra.
L'ultima follia della sinistra? Il Nord è peggio del Sud...
Durissimo scontro tra Formigoni e Vendola dopo l'attacco del governatore pugliese: "Al Nord la 'ndrangheta controlla le Asl. La Lombardia è la regione più mafiosa d'Italia". Il numero uno del Pirellone: "E' un miserabile che parla sotto effetto di sostanze". Così parte la nuova campagna della sinistra: sostenere che il Nord è peggio del Sud. E Vendola fa finta di non vedere che cosa fanno i clan dalle sue parti
Articolo tratto da IL GIORNALELink:http://www.ilgiornale.it/interni/lultima_follia_sinistra_il_nord_e_peggio_sud/saviano-santoro-vendola-formigoni-mafia-nord-sud-crociata-sinistra/26-03-2011/articolo-id=513840-page=0-comments=1
mercoledì 23 marzo 2011
Venerdì 25.03.2011 - INCONTRO PUBBLICO

Venerdi 25.03.2011
ore 20,45
presso il palazzo della Loggia
Incontro pubblico
Tema : Analisi del presente - Strategie per il futuro
Interveranno:
Leonardo Muraro
Presidente della Provincia di Treviso
Silvano Pavan
Presidente Confartigianato Oderzo-Motta
Franco Lorenzon
Segretario Generale CISL Treviso
Giuseppe Vizzotto
Imprenditore di Oderzo
Tema : Analisi del presente - Strategie per il futuro
Interveranno:
Leonardo Muraro
Presidente della Provincia di Treviso
Silvano Pavan
Presidente Confartigianato Oderzo-Motta
Franco Lorenzon
Segretario Generale CISL Treviso
Giuseppe Vizzotto
Imprenditore di Oderzo
EVENTO 15 – 18 MARZO 2011
Tra il 15 ed il 18 Marzo 2011 nel nostro territorio sono caduti circa 100 mm di pioggia. Le indicazioni meteo non indicavano configurazioni tali da dar luogo a problematiche idrauliche.
Le prescrizioni di Protezione Civile anche alle ore 16:00 del 16 marzo 2011 specificavano solo un livello di ATTENZIONE e gli aggiornamenti di criticità idraulica e idrogeologica indicavano un livello ORDINARIO; solo con l’aggiornamento delle ore 22:30 il livello di criticità è stato indicato come ELEVATO.
Questo a manifestare come non fossero prevedibili a priori gli effetti anomali che la precipitazione di cui sopra ha determinato, non solo a Motta di Livenza, ma in tutta la fascia orientale a cavallo tra le province di Treviso e Venezia.
Ciò nonostante, l’Amministrazione comunale già nella mattina del 16 marzo 2011, in via precauzionale, si è preoccupata di richiedere al Consorzio di Bonifica Piave la piena efficienza dell’impianto idrovoro di S. Giovanni, cosa che ha verificato più volte sin dalla tarda mattinata del 16 marzo e più volte durante l’arco dell’evento senza rilevare anomalie.
Nel pomeriggio del 16 marzo nel bacino del Livenzetta è affluita una portata di molto superiore alla capacità di sollevamento dell’impianto idrovoro (5 mc/s) con conseguente crescita del livello d’acqua sino all’esondazione nel sottopasso di Borgo Marconi.
Sono state prontamente richieste le due idrovore mobili in dotazione al Consorzio per contribuire al sollevamento nella Livenza dei volumi d’acqua affluenti; alle ore 17:00 il Consorzio di Bonifica Piave confermava l’avvenuto carico e inizio trasporto per la successiva installazione presso le porte Vinciane.
Dal tardo pomeriggio sono cominciate ad arrivare segnalazioni di allagamenti degli scantinati e sono state attivate le squadre di protezione civile coordinando gli interventi con le squadre dei Vigili del Fuoco. Nella tarda serata sono state attivate ulteriori squadre della Protezione Civile provinciale e del Comando dei vigili del Fuoco di Treviso i cui interventi sono stati coordinati. Complessivamente hanno operato a Motta di Livenza 220 volontari di Protezione Civile gestendo 26 cantieri oltre la sala di coordinamento e cinque squadre dei Vigili del Fuoco.
Stante il continuo crescere del livello nella Livenzetta, l’Amministrazione comunale ha richiesto al genio Civile di Treviso l’installazione di ulteriori impianti idrovori presso le porte Vinciane; tramite la Protezione Civile di Motta di Livenza è stata installata un’altra idrovora mobile in località Motta Sud per sgravare quel bacino e una delle due idrovore mobili date in gestione al Consorzio di Bonifica Piave è stata installata presso la chiavica del Monticano all’altezza di Via Risorgimento per sgravare l’area delle vie Matteotti, Sturzo, Gramsci.
Complessivamente sono state installate 4 idrovore da 350 – 380 l/s presso le porte Vinciane per complessivi 1,5 mc/s (una del Consorzio di Bonifica Piave e tre fornite dal genio Civile di Treviso e dalla Protezione Civile Regionale); 1 idrovora da 70 l/s presso Motta Sud; 1 idrovora mobile da 300 l/s presso la chiavica all’altezza di Via Risorgimento.
Nella giornata del 18 marzo la situazione è tornata alla normalità: sono state spente, a partire dal pomeriggio (ore 16:00) le prime due idrovore installate c/o le porte Vinciane, quella installate c/o chiavica Monticano all’altezza di via Risorgimento, le altre due c/o le porte vinciane e quella a Motta Sud).
Dal 1987, data di installazione delle attuali idrovore, ad oggi i volumi in arrivo alla Livenzetta sono stati sempre inferiori alla capacità di sollevamento dell’impianto idrovoro di S. Giovanni cosa non verificatesi questa volta analogamente ad altre località limitrofe (San Stino di Livenza, Loncon, Corbolone, Gorgo al Monticano, Oderzo, Fontanelle, ecc.).
L’intervento programmato da tempo dall’Amministrazione, ed in capo al Consorzio di Bonifica Piave, di potenziamento dell’idrovora di S. Giovanni, sebbene pensato per la soluzione di altre problematiche, è funzionale anche alla risoluzione di questa manifestatasi ora. E’ già stato chiesta al Consorzio di Bonifica Piave la verifica dell’adeguamento del nuovo impianto che avrà una potenzialità complessiva di 8 mc/s contri i 5 attuali.
Sin dal 18 marzo l’amministrazione comunale si è già attivata con il Consorzio di Bonifica Piave, che si ricorda ha la competenza e responsabilità sulla regimazione delle acque dei corsi demaniali inferiori (Trattor e Livenzetta compresi) e con il Genio Civile di Treviso (competente invece per i fiumi Monticano e Livenza) per concordare apprestamenti fissi da realizzare (già in questa settimana) per il posizionamento di idrovore mobili suppletive e per le garanzie di disponibilità di dette idrovore.
Le prescrizioni di Protezione Civile anche alle ore 16:00 del 16 marzo 2011 specificavano solo un livello di ATTENZIONE e gli aggiornamenti di criticità idraulica e idrogeologica indicavano un livello ORDINARIO; solo con l’aggiornamento delle ore 22:30 il livello di criticità è stato indicato come ELEVATO.
Questo a manifestare come non fossero prevedibili a priori gli effetti anomali che la precipitazione di cui sopra ha determinato, non solo a Motta di Livenza, ma in tutta la fascia orientale a cavallo tra le province di Treviso e Venezia.
Ciò nonostante, l’Amministrazione comunale già nella mattina del 16 marzo 2011, in via precauzionale, si è preoccupata di richiedere al Consorzio di Bonifica Piave la piena efficienza dell’impianto idrovoro di S. Giovanni, cosa che ha verificato più volte sin dalla tarda mattinata del 16 marzo e più volte durante l’arco dell’evento senza rilevare anomalie.
Nel pomeriggio del 16 marzo nel bacino del Livenzetta è affluita una portata di molto superiore alla capacità di sollevamento dell’impianto idrovoro (5 mc/s) con conseguente crescita del livello d’acqua sino all’esondazione nel sottopasso di Borgo Marconi.
Sono state prontamente richieste le due idrovore mobili in dotazione al Consorzio per contribuire al sollevamento nella Livenza dei volumi d’acqua affluenti; alle ore 17:00 il Consorzio di Bonifica Piave confermava l’avvenuto carico e inizio trasporto per la successiva installazione presso le porte Vinciane.
Dal tardo pomeriggio sono cominciate ad arrivare segnalazioni di allagamenti degli scantinati e sono state attivate le squadre di protezione civile coordinando gli interventi con le squadre dei Vigili del Fuoco. Nella tarda serata sono state attivate ulteriori squadre della Protezione Civile provinciale e del Comando dei vigili del Fuoco di Treviso i cui interventi sono stati coordinati. Complessivamente hanno operato a Motta di Livenza 220 volontari di Protezione Civile gestendo 26 cantieri oltre la sala di coordinamento e cinque squadre dei Vigili del Fuoco.
Stante il continuo crescere del livello nella Livenzetta, l’Amministrazione comunale ha richiesto al genio Civile di Treviso l’installazione di ulteriori impianti idrovori presso le porte Vinciane; tramite la Protezione Civile di Motta di Livenza è stata installata un’altra idrovora mobile in località Motta Sud per sgravare quel bacino e una delle due idrovore mobili date in gestione al Consorzio di Bonifica Piave è stata installata presso la chiavica del Monticano all’altezza di Via Risorgimento per sgravare l’area delle vie Matteotti, Sturzo, Gramsci.
Complessivamente sono state installate 4 idrovore da 350 – 380 l/s presso le porte Vinciane per complessivi 1,5 mc/s (una del Consorzio di Bonifica Piave e tre fornite dal genio Civile di Treviso e dalla Protezione Civile Regionale); 1 idrovora da 70 l/s presso Motta Sud; 1 idrovora mobile da 300 l/s presso la chiavica all’altezza di Via Risorgimento.
Nella giornata del 18 marzo la situazione è tornata alla normalità: sono state spente, a partire dal pomeriggio (ore 16:00) le prime due idrovore installate c/o le porte Vinciane, quella installate c/o chiavica Monticano all’altezza di via Risorgimento, le altre due c/o le porte vinciane e quella a Motta Sud).
Dal 1987, data di installazione delle attuali idrovore, ad oggi i volumi in arrivo alla Livenzetta sono stati sempre inferiori alla capacità di sollevamento dell’impianto idrovoro di S. Giovanni cosa non verificatesi questa volta analogamente ad altre località limitrofe (San Stino di Livenza, Loncon, Corbolone, Gorgo al Monticano, Oderzo, Fontanelle, ecc.).
L’intervento programmato da tempo dall’Amministrazione, ed in capo al Consorzio di Bonifica Piave, di potenziamento dell’idrovora di S. Giovanni, sebbene pensato per la soluzione di altre problematiche, è funzionale anche alla risoluzione di questa manifestatasi ora. E’ già stato chiesta al Consorzio di Bonifica Piave la verifica dell’adeguamento del nuovo impianto che avrà una potenzialità complessiva di 8 mc/s contri i 5 attuali.
Sin dal 18 marzo l’amministrazione comunale si è già attivata con il Consorzio di Bonifica Piave, che si ricorda ha la competenza e responsabilità sulla regimazione delle acque dei corsi demaniali inferiori (Trattor e Livenzetta compresi) e con il Genio Civile di Treviso (competente invece per i fiumi Monticano e Livenza) per concordare apprestamenti fissi da realizzare (già in questa settimana) per il posizionamento di idrovore mobili suppletive e per le garanzie di disponibilità di dette idrovore.
sabato 19 marzo 2011
Comunisti si, Italiani no
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Eccidio_di_Porz%C3%BBs
Eccidio di PorzûsDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il 7 febbraio 1945 un gruppo di partigiani comunisti appartenenti ai GAP, capeggiati da Mario Toffanin (Giacca), raggiunse il comando del Gruppo delle Brigate Est della Divisione partigiana Osoppo, situato presso le malghe di Porzûs, località Topli Uork, nel comune di Faedis, Friuli orientale, con l'obiettivo di arrestarne e fucilare i membri.
Le accuse di Toffanin alla Osoppo erano di osteggiare la politica di collaborazione con i partigiani jugoslavi, capeggiati da Josip Broz Tito, la non redistribuzione agli altri gruppi partigiani delle armi che venivano passate alla Osoppo dagli angloamericani e soprattutto di trattare con i soldati della Xª Flottiglia MAS e del Reggimento alpini "Tagliamento", appartenenti alla RSI, per impedire l'annessione del Friuli, della Venezia Giulia e dell'Istria alla Jugoslavia.
Secondo le direttive del Comando generale del Corpo volontari della libertà del Nord Italia, emanate nell'ottobre 1944, ogni patto con i soldati della RSI era da considerare come tradimento e quindi, essendo in tempo di guerra, da punire con la condanna a morte per fucilazione. Nessuno dei contatti della Osoppo con i fascisti e la Xª Flottiglia MAS si concluse comunque con un accordo.[1]
La Brigata Osoppo aveva dato rifugio a Elda Turchetti, una giovane donna che Radio Londra aveva indicato più volte come spia dei tedeschi[2], dopo che alcuni informatori inglesi avevano avuto segnalazioni su una sua presunta amicizia con soldati tedeschi. Dopo alcuni mesi di custodia presso i partigiani della Osoppo era stata ritenuta innocente da un processo effettuato dagli stessi il 1º febbraio 1945. Il rifugio dato a Elda Turchetti fu il casus belli per l'azione degli uomini di Mario Toffanin[3].
Il comandante del Gruppo delle Brigate Est della Divisione partigiana Osoppo era Francesco De Gregori, detto "Bolla"[4], che venne subito ucciso insieme al commissario politico del Partito d'Azione Gastone Valente, detto "Enea", al giovane Giovanni Comin, detto "Gruaro", che si trovava in zona perché voleva arruolarsi nella brigata, e a Elda Turchetti. L'altro comandante della formazione, Aldo Bricco, pur ferito, riuscì a fuggire. Sedici altri partigiani furono imprigionati e fucilati nei giorni successivi dopo processi sommari: tra questi Guido Pasolini, fratello di Pier Paolo. Ne vennero assolti soltanto due, che passarono poi nei GAP.
Eccidio di PorzûsDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il 7 febbraio 1945 un gruppo di partigiani comunisti appartenenti ai GAP, capeggiati da Mario Toffanin (Giacca), raggiunse il comando del Gruppo delle Brigate Est della Divisione partigiana Osoppo, situato presso le malghe di Porzûs, località Topli Uork, nel comune di Faedis, Friuli orientale, con l'obiettivo di arrestarne e fucilare i membri.
Le accuse di Toffanin alla Osoppo erano di osteggiare la politica di collaborazione con i partigiani jugoslavi, capeggiati da Josip Broz Tito, la non redistribuzione agli altri gruppi partigiani delle armi che venivano passate alla Osoppo dagli angloamericani e soprattutto di trattare con i soldati della Xª Flottiglia MAS e del Reggimento alpini "Tagliamento", appartenenti alla RSI, per impedire l'annessione del Friuli, della Venezia Giulia e dell'Istria alla Jugoslavia.
Secondo le direttive del Comando generale del Corpo volontari della libertà del Nord Italia, emanate nell'ottobre 1944, ogni patto con i soldati della RSI era da considerare come tradimento e quindi, essendo in tempo di guerra, da punire con la condanna a morte per fucilazione. Nessuno dei contatti della Osoppo con i fascisti e la Xª Flottiglia MAS si concluse comunque con un accordo.[1]
La Brigata Osoppo aveva dato rifugio a Elda Turchetti, una giovane donna che Radio Londra aveva indicato più volte come spia dei tedeschi[2], dopo che alcuni informatori inglesi avevano avuto segnalazioni su una sua presunta amicizia con soldati tedeschi. Dopo alcuni mesi di custodia presso i partigiani della Osoppo era stata ritenuta innocente da un processo effettuato dagli stessi il 1º febbraio 1945. Il rifugio dato a Elda Turchetti fu il casus belli per l'azione degli uomini di Mario Toffanin[3].
Il comandante del Gruppo delle Brigate Est della Divisione partigiana Osoppo era Francesco De Gregori, detto "Bolla"[4], che venne subito ucciso insieme al commissario politico del Partito d'Azione Gastone Valente, detto "Enea", al giovane Giovanni Comin, detto "Gruaro", che si trovava in zona perché voleva arruolarsi nella brigata, e a Elda Turchetti. L'altro comandante della formazione, Aldo Bricco, pur ferito, riuscì a fuggire. Sedici altri partigiani furono imprigionati e fucilati nei giorni successivi dopo processi sommari: tra questi Guido Pasolini, fratello di Pier Paolo. Ne vennero assolti soltanto due, che passarono poi nei GAP.
venerdì 18 marzo 2011
Nella fanta - Europa dell’Economist il Sud Italia è un “Bordello” (come la Grecia)
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LINK:http://blog.panorama.it/economia/2010/05/05/nella-fanta-europa-delleconomist-il-sud-italia-e-un-bordello-come-la-grecia/
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Non c'è da stare allegri. Siamo tuttavia ottimisti che le cose possono migliorare nell'interesse di tutti gli italiani. Viva l'Italia unita e federale.
LINK:http://blog.panorama.it/economia/2010/05/05/nella-fanta-europa-delleconomist-il-sud-italia-e-un-bordello-come-la-grecia/
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Non c'è da stare allegri. Siamo tuttavia ottimisti che le cose possono migliorare nell'interesse di tutti gli italiani. Viva l'Italia unita e federale.
lunedì 14 marzo 2011
Quando la sinistra odiava tricolore e Inno d'Italia E "schifava" la Patria...
Articolo del " il Giornale " link: http://www.ilgiornale.it/interni/sinistra_tricolore/14-03-2011/articolo-id=511541-page=0-comments=1
Dal Secondo dopo guerra il Pci ha sempre osteggiato l'Inno di Mameli. Il tricolore, sinonimo di Patria, andava bruciato. Ora la sinistra si riscopre "nazionalista". Ma è solo retorica anti leghista
Massimo Cacciari: "Il centrosinistra è stato spinto quasi per necessità verso la rivendicazione di valori attribuibili in senso lato a Patria e Nazione, nel quadro di un confronto politico con la Lega".
Insomma, tutta retorica.
Dal Secondo dopo guerra il Pci ha sempre osteggiato l'Inno di Mameli. Il tricolore, sinonimo di Patria, andava bruciato. Ora la sinistra si riscopre "nazionalista". Ma è solo retorica anti leghista
Massimo Cacciari: "Il centrosinistra è stato spinto quasi per necessità verso la rivendicazione di valori attribuibili in senso lato a Patria e Nazione, nel quadro di un confronto politico con la Lega".
Insomma, tutta retorica.
Il PD di Motta insiste; ma due bugie non diventano una verità
Secondo il PD di Motta con riguardo allo sforamento del patto di stabilità "Tutto sembra accadere come se, folgorati lunga la selva oscura, ci ritroviamo che la diritta via è stata smarrita" e ancora "Non tutti i Comuni però avranno un bilancio lacrime e sangue e le politiche, anche locali sono la diretta conseguenza delle scelte fatte localmente. Siamo quindi vittime anche di scelte sbagliate." Per portare acqua al proprio mulino nel blog del il PD di Motta in data 07.03.2011 Maurizio afferma " Dacché ci risulta, dal nostro banco non sono mai partiti cenni di accondiscendenza per lo sforamento del Patto di stabilità ".
Al PD di Motta si ripropone quanto è stato detto in Consiglio Comunale .
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Deliberazione del Consiglio Comunale n. 23 del 23/07/2010
Omissis …
Vice Sindaco Graziano Panighel:
“Purtroppo è impossibile rispettare il patto di stabilità per il 2010 perchè … Omissis
Consigliere Raffaele Marcon:
“ Grazie assessore della precisazione, personalmente come consigliere comunale e di opposizione sono come dire, applaudo a questa scelta della maggioranza di rompere il patto di stabilità, perchè credo che effettivamente come lei dice vadano tutelati gli interessi dei cittadini, … Omissis
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L'opinione di un sindaco di Sinistra
Fonte://www.pisanotizie.it/news/news_20100417_lettera_ciaponi_a_presidente_anci_toscana.html
Ciaponi critica Cosimi sul patto di stabilità
Lettera del sindaco di Santa Croce al presidente di Anci Toscana: "Smettiamo di parlare di Comuni “virtuosi” e di Comuni che non lo sono stati"
Il sindaco di Santa Croce sull'Arno, Osvaldo Ciaponi, ha inviato una dettagliata e polemica lettera indirizzata al presidente di ANCI Toscana Alessandro Cosimi e al presidente di ANCI Nazionale Sergio Chiamparino sulla questione del patto di stabilità che certamente farà discutere. Pubblichiamo di seguito il testo della lettera.
Caro Presidente,
la protesta dei Sindaci della Lombardia ha conquistato nei giorni scorsi la ribalta mediatica per il semplice motivo che non si è limitata al solito roboante documento né all'ennesimo incontro nel chiuso delle nostre stanze, ma si è svolta in piazza, davanti alla gente (e perché no anche davanti alle telecamere sicuramente più interessate ad un corteo di 510 sindaci che a qualsivoglia documento o riunione).
Per quel che mi riguarda, non ho difficoltà ad ammettere che quando ho saputo di quello che si stava preparando a Milano sono stato fortemente tentano di saltare su un treno, con la fascia tricolore e tutta la rabbia che ho in corpo, per andare ad aggiungere la mia protesta a quella dei colleghi lombardi.
Non l'ho fatto, semplicemente perché in quel momento non volevo dissociarmi in maniera così clamorosa dalla linea molto più soft scelta, in Toscana e nel resto del paese, dalla nostra Associazione.
Poi ieri è arrivata la tua lettera con la quale ci chiami, tra quindici giorni all'ennesima "Assemblea regionale straorinaria di tutti i Sindaci della Toscana" !
Questo, mentre tantissimi Sindaci non sanno proprio a che santo votarsi.
Prendi il caso del mio Comune: un Comune ricco, situato nel centro del cuore pulsante dell'economia toscana, che da 60 anni chiude immancabilmente i propri bilanci con cospicui avanzi di amministrazione, che fino a tre anni fa non aveva applicato l'Addizionale Irpef ai propri cittadini "perché non ce n'era bisogno", che ha un tasso di indebitamento di solo il 3,29% sul totale delle entrate correnti (rispetto al 15% che permetterebbe la legge) e che, all'improvviso, per colpa di leggi assurde, si trova nell'impossibilità (giuridica, non economica) di continuare a garantire gli abituali servizi ai propri cittadini.
L'anno scorso non abbiamo rispettato il patto di Stabilità. Abbiamo scelto di non rispettarlo perché di fronte ad una crisi economica che aveva incominciato a mordere anche nelle nostre zone, non volevamo mettere in difficoltà quelle decine di artigiani e piccoli commercianti che abitualmente lavorano o riforniscono il Comune, che, stando a quelle norme, pur avendone le possibilità economiche avremmo dovuto pagare solo con mesi e mesi di ritardo.
Facemmo quella scelta in assoluta consapevolezza, forti del consenso unanime di tutto il Consiglio Comunale, dei ripetuti pronunciamenti di tanti esponenti governativi (a partire dal Presidente del Consiglio) favorevoli alla revisione delle norme del Patto, di ordini del giorno formalmente approvati dal Parlamento, ma sopratutto perché eravamo certi che in questa nostra decisione non saremmo stati lasciati soli dalla nostra Associazione, l'ANCI, avendo ben presenti i tanti documenti in cui si chiedeva la non applicazione delle sanzioni previste per i cosiddetti Comuni "inadempienti".
Nella tua lettera trovo invece scritto, papale papale, "non condividiamo l'ipotesi di una ‘sanatoria' per quei Comuni che non hanno rispettato i vincoli del patto"!!!???
Grazie, grazie davvero signor Presidente.
Se chi dovrebbe essere in prima fila a difendere i nostri interessi fa una simile affermazione, cosa mi devo aspettare da chi, da anni, si dimostra assolutamente insensibile ai bisogni e alle esigenze dei Comuni italiani?
Ma sopratutto, hai presente cosa significa per Comuni come il mio, una "non sanatoria"?
Significa, ad esempio, non fare per tutto il 2010 nessun tipo di assunzione, né diretta né indiretta, anche se, come ci sta succedendo, su 10 dipendenti addette ad un servizio essenziale: una va in pensione, un'altra rimane incinta con gravidanza a rischio e altre tre si ammalano con patologie sicuramente gravi e che richiedono cure molto lunghe!
Oppure, pur avendo una capacità di indebitamento che in teoria ci permetterebbe di ottenere nuovi mutui per quasi 38 milioni di euro, non poter richiedere neanche un piccolo prestito con cui finanziare la più banale delle tante opere di cui il Comune ha bisogno.
Oppure ancora, aver dovuto diminuire, in un colpo solo, la spesa corrente di quasi l'8% con tagli al limite dell'autolesionismo, mettendo in conto, tanto per fare un esempio, di non riuscire, forse, a tenere accesi tutti i lampioni della pubblica amministrazione per l'intero anno.
E che dire infine (è la sanzione che ci angoscia di meno, ma che voglio tuttavia citare perché è forse quella più odiosa per chi cerca di amministrare nell'interesse dei propri cittadini) del fatto che da gennaio, avendo scelto di non rispettare il Patto, io e i miei assessori abbiamo dovuto ridurre del 30% i nostri pur modesti emolumenti?
Probabilmente questa mia lettera ti sembrerà troppo dura e polemica; sicuramente è poco diplomatica. Al punto in cui siamo arrivati credo infatti che ci sia poco spazio per i diplomatismi e ci sia bisogno invece di azioni forti, decise, incisive, quali, ad esempio, quelle dei nostri colleghi della Lombardia.
Penso che se qualche giorno dopo la manifestazione di Milano, altri due o trecento Sindaci avessero sfilato per le strade di Firenze, altri ancora per quelle di Bologna o di Torino o di Bari o di Ancona per poi confluire infine, in qualche migliaio, in una grande manifestazione nazionale, forse, il muro di gomma che si oppone alle nostre rivendicazioni avrebbe potuto incominciare a sgretolarsi e sicuramente che questo avrebbe permesso a ciascuno di noi di sentirci meno soli davanti a problemi che travalicano le nostre possibilità d'intervento.
E di questi tempi, già questo sarebbe un grande risultato!
Cordialmente
Osvaldo Ciaponi, sindaco di Santa Croce
Sostenuto da:
Partito Democratico
Sinistra e Libertà
Partito Socialista
Al PD di Motta si ripropone quanto è stato detto in Consiglio Comunale .
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Deliberazione del Consiglio Comunale n. 23 del 23/07/2010
Omissis …
Vice Sindaco Graziano Panighel:
“Purtroppo è impossibile rispettare il patto di stabilità per il 2010 perchè … Omissis
Consigliere Raffaele Marcon:
“ Grazie assessore della precisazione, personalmente come consigliere comunale e di opposizione sono come dire, applaudo a questa scelta della maggioranza di rompere il patto di stabilità, perchè credo che effettivamente come lei dice vadano tutelati gli interessi dei cittadini, … Omissis
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L'opinione di un sindaco di Sinistra
Fonte://www.pisanotizie.it/news/news_20100417_lettera_ciaponi_a_presidente_anci_toscana.html
Ciaponi critica Cosimi sul patto di stabilità
Lettera del sindaco di Santa Croce al presidente di Anci Toscana: "Smettiamo di parlare di Comuni “virtuosi” e di Comuni che non lo sono stati"
Il sindaco di Santa Croce sull'Arno, Osvaldo Ciaponi, ha inviato una dettagliata e polemica lettera indirizzata al presidente di ANCI Toscana Alessandro Cosimi e al presidente di ANCI Nazionale Sergio Chiamparino sulla questione del patto di stabilità che certamente farà discutere. Pubblichiamo di seguito il testo della lettera.
Caro Presidente,
la protesta dei Sindaci della Lombardia ha conquistato nei giorni scorsi la ribalta mediatica per il semplice motivo che non si è limitata al solito roboante documento né all'ennesimo incontro nel chiuso delle nostre stanze, ma si è svolta in piazza, davanti alla gente (e perché no anche davanti alle telecamere sicuramente più interessate ad un corteo di 510 sindaci che a qualsivoglia documento o riunione).
Per quel che mi riguarda, non ho difficoltà ad ammettere che quando ho saputo di quello che si stava preparando a Milano sono stato fortemente tentano di saltare su un treno, con la fascia tricolore e tutta la rabbia che ho in corpo, per andare ad aggiungere la mia protesta a quella dei colleghi lombardi.
Non l'ho fatto, semplicemente perché in quel momento non volevo dissociarmi in maniera così clamorosa dalla linea molto più soft scelta, in Toscana e nel resto del paese, dalla nostra Associazione.
Poi ieri è arrivata la tua lettera con la quale ci chiami, tra quindici giorni all'ennesima "Assemblea regionale straorinaria di tutti i Sindaci della Toscana" !
Questo, mentre tantissimi Sindaci non sanno proprio a che santo votarsi.
Prendi il caso del mio Comune: un Comune ricco, situato nel centro del cuore pulsante dell'economia toscana, che da 60 anni chiude immancabilmente i propri bilanci con cospicui avanzi di amministrazione, che fino a tre anni fa non aveva applicato l'Addizionale Irpef ai propri cittadini "perché non ce n'era bisogno", che ha un tasso di indebitamento di solo il 3,29% sul totale delle entrate correnti (rispetto al 15% che permetterebbe la legge) e che, all'improvviso, per colpa di leggi assurde, si trova nell'impossibilità (giuridica, non economica) di continuare a garantire gli abituali servizi ai propri cittadini.
L'anno scorso non abbiamo rispettato il patto di Stabilità. Abbiamo scelto di non rispettarlo perché di fronte ad una crisi economica che aveva incominciato a mordere anche nelle nostre zone, non volevamo mettere in difficoltà quelle decine di artigiani e piccoli commercianti che abitualmente lavorano o riforniscono il Comune, che, stando a quelle norme, pur avendone le possibilità economiche avremmo dovuto pagare solo con mesi e mesi di ritardo.
Facemmo quella scelta in assoluta consapevolezza, forti del consenso unanime di tutto il Consiglio Comunale, dei ripetuti pronunciamenti di tanti esponenti governativi (a partire dal Presidente del Consiglio) favorevoli alla revisione delle norme del Patto, di ordini del giorno formalmente approvati dal Parlamento, ma sopratutto perché eravamo certi che in questa nostra decisione non saremmo stati lasciati soli dalla nostra Associazione, l'ANCI, avendo ben presenti i tanti documenti in cui si chiedeva la non applicazione delle sanzioni previste per i cosiddetti Comuni "inadempienti".
Nella tua lettera trovo invece scritto, papale papale, "non condividiamo l'ipotesi di una ‘sanatoria' per quei Comuni che non hanno rispettato i vincoli del patto"!!!???
Grazie, grazie davvero signor Presidente.
Se chi dovrebbe essere in prima fila a difendere i nostri interessi fa una simile affermazione, cosa mi devo aspettare da chi, da anni, si dimostra assolutamente insensibile ai bisogni e alle esigenze dei Comuni italiani?
Ma sopratutto, hai presente cosa significa per Comuni come il mio, una "non sanatoria"?
Significa, ad esempio, non fare per tutto il 2010 nessun tipo di assunzione, né diretta né indiretta, anche se, come ci sta succedendo, su 10 dipendenti addette ad un servizio essenziale: una va in pensione, un'altra rimane incinta con gravidanza a rischio e altre tre si ammalano con patologie sicuramente gravi e che richiedono cure molto lunghe!
Oppure, pur avendo una capacità di indebitamento che in teoria ci permetterebbe di ottenere nuovi mutui per quasi 38 milioni di euro, non poter richiedere neanche un piccolo prestito con cui finanziare la più banale delle tante opere di cui il Comune ha bisogno.
Oppure ancora, aver dovuto diminuire, in un colpo solo, la spesa corrente di quasi l'8% con tagli al limite dell'autolesionismo, mettendo in conto, tanto per fare un esempio, di non riuscire, forse, a tenere accesi tutti i lampioni della pubblica amministrazione per l'intero anno.
E che dire infine (è la sanzione che ci angoscia di meno, ma che voglio tuttavia citare perché è forse quella più odiosa per chi cerca di amministrare nell'interesse dei propri cittadini) del fatto che da gennaio, avendo scelto di non rispettare il Patto, io e i miei assessori abbiamo dovuto ridurre del 30% i nostri pur modesti emolumenti?
Probabilmente questa mia lettera ti sembrerà troppo dura e polemica; sicuramente è poco diplomatica. Al punto in cui siamo arrivati credo infatti che ci sia poco spazio per i diplomatismi e ci sia bisogno invece di azioni forti, decise, incisive, quali, ad esempio, quelle dei nostri colleghi della Lombardia.
Penso che se qualche giorno dopo la manifestazione di Milano, altri due o trecento Sindaci avessero sfilato per le strade di Firenze, altri ancora per quelle di Bologna o di Torino o di Bari o di Ancona per poi confluire infine, in qualche migliaio, in una grande manifestazione nazionale, forse, il muro di gomma che si oppone alle nostre rivendicazioni avrebbe potuto incominciare a sgretolarsi e sicuramente che questo avrebbe permesso a ciascuno di noi di sentirci meno soli davanti a problemi che travalicano le nostre possibilità d'intervento.
E di questi tempi, già questo sarebbe un grande risultato!
Cordialmente
Osvaldo Ciaponi, sindaco di Santa Croce
Sostenuto da:
Partito Democratico
Sinistra e Libertà
Partito Socialista
venerdì 11 marzo 2011
PERICOLO ALLUVIONE: INCONTRO VENETO-FRIULI
Da Oggitreviso.it
link: http://www.oggitreviso.it/pericolo-alluvione-incontro-veneto-friuli-33829
MOTTA DI LIVENZA - Le Regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia collaboreranno per la sicurezza idraulica dei territori bagnati dal Livenza.
Si è svolta a Venezia presso la sede dell’Autorità di Bacino la riunione, richiesta a gran voce dai sindaci dei territori, tra gli assessori all’Ambiente della Regione del Veneto Maurizio Conte (nella foto) e il collega friulano Luca Ciriani.
Gli assessori si sono trovati concordi sull’idea di potenziare l’utilizzo dei serbatoi del Cellina e del Meduna, entrambi affluenti del Livenza, per risolvere almeno in parte i problemi della sicurezza idraulica dei territori a valle.
“La sicurezza idraulica è essenziale per tutto il territorio e non rispetta i confini amministrativi regionali, è quindi necessario ottimizzare la collaborazione tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. La recente piena eccezionale ha messo in luce la necessità di migliorare il dialogo tra il Friuli Venezia Giulia che gestisce a monte il Livenza e chi controlla i territori a valle ossia la Regione del Veneto.
Con l’incontro di oggi abbiamo avviato procedure di comunicazione coordinate tra le rispettive Direzioni Ambiente per procedere alla realizzazione effettiva di opere strutturali che da decenni attendono il via”.
“La costruzione di tre bacini di laminazione sul Livenza – ha ammesso l’assessore Ciriani - è sicuramente la soluzione ottimale, anche se incontra la resistenza delle amministrazioni locali dei territori su cui dovrebbero sorgere, e al momento non abbiamo in cassa tutte le risorse necessarie per costruire queste opere”.
Una soluzione aggiuntiva potrebbe essere l’utilizzo più efficiente dei serbatoi già esistenti nei bacini del Cellina e del Meduna, collegando i due invasi esistenti con una galleria che, tramite un possibile project financing che darebbe ai partner privati/gestori la possibilità di sfruttare l’energia idroelettrica dei bacini anche in maniera potenziata rispetto a quanto avviene ora.
“Quest’opera da sola - spiega l’assessore Conte - consentirebbe di trattenere in caso di piena il 40% degli 80 milioni di metri cubi di acqua ritenuti necessari per impedire gli allagamenti delle parti vallive e potrebbe ridurre la dimensione delle casse di espansione garantendo quindi un minore impatto per il territorio”.
“L’inserimento nel sistema – aggiunge Conte - della diga di Ravedis, attualmente in fase di collaudo, a prioritario uso di laminazione delle piene, completerà il quadro del miglior utilizzo plurimo delle acque dell’Alto Cellina.
A questo inoltre si aggiunge anche la possibilità di intervenire con la realizzazione del bacino di espansione di Prà dei Gai, per il quale la Regione del Veneto ha già disponibili 20 milioni di euro ed è in grado di partire con la progettazione”.
Le verifiche che la Regione Friuli si è impegnata a fare con i gestori dei bacini consentirà a breve di incontrare i sindaci dei territori interessati sia friulani che veneti per concordare le soluzioni ottimali per il territorio da attuare nei tempi brevi possibili.
link: http://www.oggitreviso.it/pericolo-alluvione-incontro-veneto-friuli-33829
MOTTA DI LIVENZA - Le Regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia collaboreranno per la sicurezza idraulica dei territori bagnati dal Livenza.
Si è svolta a Venezia presso la sede dell’Autorità di Bacino la riunione, richiesta a gran voce dai sindaci dei territori, tra gli assessori all’Ambiente della Regione del Veneto Maurizio Conte (nella foto) e il collega friulano Luca Ciriani.
Gli assessori si sono trovati concordi sull’idea di potenziare l’utilizzo dei serbatoi del Cellina e del Meduna, entrambi affluenti del Livenza, per risolvere almeno in parte i problemi della sicurezza idraulica dei territori a valle.
“La sicurezza idraulica è essenziale per tutto il territorio e non rispetta i confini amministrativi regionali, è quindi necessario ottimizzare la collaborazione tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. La recente piena eccezionale ha messo in luce la necessità di migliorare il dialogo tra il Friuli Venezia Giulia che gestisce a monte il Livenza e chi controlla i territori a valle ossia la Regione del Veneto.
Con l’incontro di oggi abbiamo avviato procedure di comunicazione coordinate tra le rispettive Direzioni Ambiente per procedere alla realizzazione effettiva di opere strutturali che da decenni attendono il via”.
“La costruzione di tre bacini di laminazione sul Livenza – ha ammesso l’assessore Ciriani - è sicuramente la soluzione ottimale, anche se incontra la resistenza delle amministrazioni locali dei territori su cui dovrebbero sorgere, e al momento non abbiamo in cassa tutte le risorse necessarie per costruire queste opere”.
Una soluzione aggiuntiva potrebbe essere l’utilizzo più efficiente dei serbatoi già esistenti nei bacini del Cellina e del Meduna, collegando i due invasi esistenti con una galleria che, tramite un possibile project financing che darebbe ai partner privati/gestori la possibilità di sfruttare l’energia idroelettrica dei bacini anche in maniera potenziata rispetto a quanto avviene ora.
“Quest’opera da sola - spiega l’assessore Conte - consentirebbe di trattenere in caso di piena il 40% degli 80 milioni di metri cubi di acqua ritenuti necessari per impedire gli allagamenti delle parti vallive e potrebbe ridurre la dimensione delle casse di espansione garantendo quindi un minore impatto per il territorio”.
“L’inserimento nel sistema – aggiunge Conte - della diga di Ravedis, attualmente in fase di collaudo, a prioritario uso di laminazione delle piene, completerà il quadro del miglior utilizzo plurimo delle acque dell’Alto Cellina.
A questo inoltre si aggiunge anche la possibilità di intervenire con la realizzazione del bacino di espansione di Prà dei Gai, per il quale la Regione del Veneto ha già disponibili 20 milioni di euro ed è in grado di partire con la progettazione”.
Le verifiche che la Regione Friuli si è impegnata a fare con i gestori dei bacini consentirà a breve di incontrare i sindaci dei territori interessati sia friulani che veneti per concordare le soluzioni ottimali per il territorio da attuare nei tempi brevi possibili.
lunedì 7 marzo 2011
PD di Motta: incapaci di essere coerenti
I consiglieri del Pd fanno finta di non essere stati informati e rinnegano quanto espressamente condiviso per colpire il Sindaco e la Sua Maggioranza.
I signori Consiglieri del PD
1) sono sempre stati informati sull’andamento dei conti municipali;
2) sapevano che la condizione per rispettare il patto di stabilità era di condannare fin da 2008 il Comune all’Immobilismo e quindi a rinunciare a priori ai lavori di ampliamento e restauro della Scuola Elementare, alla pista ciclabile di Lorenzaga, alla messa in sicurezza delle scuole medie, alla sistemazione di un tratto di marciapiede di Viale Madonna ecc... ;
3) sanno che le maggiori sanzioni , per il mancato patto di stabilità sono state previste da una normativa approvata a metà del 2010, quando oramai i lavori in corso erano stati appaltati fin negli anni precedenti e abbondantemente eseguiti.
Il cons. Marcon Raffaele a nome del suo gruppo (PD), durante il consiglio comunale del 23.07.2010 , ha applaudito alla scelta di sforare il patto di stabilità . Inoltre in un articolo apparso il 01 agosto 2010 su "L'AZIONE" lo stesso Consigliere dichiarava " Infatti crediamo che lo sforamento del Patto determini comunque investimenti per la nostra città; pertanto siamo convinti che non vi sia altra soluzione." .
Ora di fronte alla ulteriore e doverosa comunicazione dell’assessore al bilancio , già effettuata fin dalla metà del 2010 al Consiglio Comunale e già oggetto di precedenti comunicati stampa, i consiglieri del PD, facendo finta di niente, cambiano idea . La comunicazione fatta dall'assessore era intesa, ancora una volta, a precisare che le difficoltà non derivano dal fatto che per il passato abbiamo speso troppo ma che, per aver speso i nostri soldi in investimenti necessari, lo stato nel 2011 ci taglia i trasferimenti.
Se c’è qualcuno che ha dimostrato qualcosa, in questa circostanza, sono stati i Consiglieri del PD. Hanno dimostrato di essere incoerenti e di non aver il coraggio di dire ai Mottensi la verità e cioè di dire quanto ci sarebbe costato far rispettare il patto di Stabilità ( no restauro e ampliamento delle scuole elementari, no pista ci ciclabile di Lorenzaga, no messa in sicurezza delle scuole medie, no fiognature nere in Via Piave per migliorie l'acqua della Livenzetta ...).
Spero che in ogni caso che chi può fare qualcosa ( Governo e Parlamento Italiano) , lo faccia . Il patto di stabilità così come formulato e condiviso per il resto dal passato Governo Prodi, è sbagliato e fa pagare un conto ingiusto ai comuni virtuosi ( sia che venga rispettato o che non venga rispettato il Patto di Stabilità).
Con il federalismo si sta cercando di sostituire i tagli indifferenziati con tagli che tengono conto dei costi standard necessari per erogare i servizi. Solo così si potranno eliminare le conseguenze nefaste dei tagli fatti solo per far quadrare le momentanee esigenze di cassa. E' in questo senso che La Lega Nord sta operando ed è per questo che chiedo pubblicamente aiuto a questo partito; l'unico che ha dimostrato di voler riorganizzare lo stato e quindi la gestione delle imposte e della spesa in modo più efficiente.
Graziano Panighel
I signori Consiglieri del PD
1) sono sempre stati informati sull’andamento dei conti municipali;
2) sapevano che la condizione per rispettare il patto di stabilità era di condannare fin da 2008 il Comune all’Immobilismo e quindi a rinunciare a priori ai lavori di ampliamento e restauro della Scuola Elementare, alla pista ciclabile di Lorenzaga, alla messa in sicurezza delle scuole medie, alla sistemazione di un tratto di marciapiede di Viale Madonna ecc... ;
3) sanno che le maggiori sanzioni , per il mancato patto di stabilità sono state previste da una normativa approvata a metà del 2010, quando oramai i lavori in corso erano stati appaltati fin negli anni precedenti e abbondantemente eseguiti.
Il cons. Marcon Raffaele a nome del suo gruppo (PD), durante il consiglio comunale del 23.07.2010 , ha applaudito alla scelta di sforare il patto di stabilità . Inoltre in un articolo apparso il 01 agosto 2010 su "L'AZIONE" lo stesso Consigliere dichiarava " Infatti crediamo che lo sforamento del Patto determini comunque investimenti per la nostra città; pertanto siamo convinti che non vi sia altra soluzione." .
Ora di fronte alla ulteriore e doverosa comunicazione dell’assessore al bilancio , già effettuata fin dalla metà del 2010 al Consiglio Comunale e già oggetto di precedenti comunicati stampa, i consiglieri del PD, facendo finta di niente, cambiano idea . La comunicazione fatta dall'assessore era intesa, ancora una volta, a precisare che le difficoltà non derivano dal fatto che per il passato abbiamo speso troppo ma che, per aver speso i nostri soldi in investimenti necessari, lo stato nel 2011 ci taglia i trasferimenti.
Se c’è qualcuno che ha dimostrato qualcosa, in questa circostanza, sono stati i Consiglieri del PD. Hanno dimostrato di essere incoerenti e di non aver il coraggio di dire ai Mottensi la verità e cioè di dire quanto ci sarebbe costato far rispettare il patto di Stabilità ( no restauro e ampliamento delle scuole elementari, no pista ci ciclabile di Lorenzaga, no messa in sicurezza delle scuole medie, no fiognature nere in Via Piave per migliorie l'acqua della Livenzetta ...).
Spero che in ogni caso che chi può fare qualcosa ( Governo e Parlamento Italiano) , lo faccia . Il patto di stabilità così come formulato e condiviso per il resto dal passato Governo Prodi, è sbagliato e fa pagare un conto ingiusto ai comuni virtuosi ( sia che venga rispettato o che non venga rispettato il Patto di Stabilità).
Con il federalismo si sta cercando di sostituire i tagli indifferenziati con tagli che tengono conto dei costi standard necessari per erogare i servizi. Solo così si potranno eliminare le conseguenze nefaste dei tagli fatti solo per far quadrare le momentanee esigenze di cassa. E' in questo senso che La Lega Nord sta operando ed è per questo che chiedo pubblicamente aiuto a questo partito; l'unico che ha dimostrato di voler riorganizzare lo stato e quindi la gestione delle imposte e della spesa in modo più efficiente.
Graziano Panighel
venerdì 4 marzo 2011
Fisco Municipale grande risultato , per ora però le regole sono altre
Sono molto contento che sia passato il “fisco comunale”. Ci sono delle novità interessanti . Certo le novità riguardano quello che sarà, e quello che sarà è ancora incerto perche molte sono le cose che devono essere trattate con chi, purtroppo, vuole che le cose rimangano come stanno ( vedi la cosi detta terza gamba Forza Sud e Responsabili che sostiene e quindi condiziona il Governo ).
Noi ora dobbiamo fare i conti con la normativa che attualmente è in vigore e non quello che sarà.
Il nostro comune ( Motta di Livenza) ha una spesa corrente pro capite tra le più basse in Italia, ha un indebitamento in linea con gli standard e ha trasferimenti statali tra i più bassi in Italia; ciò nonostante è riuscito in questi ultimi anni a fare investimenti per diversi milioni di euro. Un esempio di comune virtuoso quindi.
E allora come com’ è possibile che per il 2011 ci vengano tagliati i pur ridotti trasferimenti statali che rappresentano comunque(ex ici prima casa compresa) circa il 30% delle entrate comunali. Come è possibile conseguentemente ridurre i costi dei servizi , che sono conformi agli standard, del 30%, come è possibile che nel 2011 non si possa spendere , per non essere ulteriormente penalizzati, i soldi già accantonati per realizzare l’ampliamento della scuola media , per mettere in sicurezza la passerella sul Livenza per Lorenzaga , per completare una pista ciclabile che collega il nostro Comune al Comune di Meduna di Lìvenza, ecc. .
Il nostro comune è stato penalizzato perché nel 2010, per rispettare il patto di stabilità, non dovevamo più pagare i fornitori per lavori avviati fin prima del 2008 e non dovevamo usare il nostro avanzo di amministrazione . L’aggravio delle sanzioni è poi stato determinato da un provvedimento fatto a metà del 2010 per le operazioni fatte dal 01.01.2010 e quindi hanno di fatto cambiato le regole con effetto retroattivo. Cambiare le carte in tavola a gioco iniziato non è una cosa seria. Insomma alla faccia non dico del Federalismo, parola impegnativa, ma dei buoni principi contabili rispettosi di un minimo di autonomia che gli Enti Locali dovrebbero pur avere, siamo chiamati a pagare debiti che non ci appartengono, siamo chiamati a concorrere, in modo irragionevole e insostenibile, al risanamento dei conti pubblici pur essendo i nostri conti in ordine e anzi proprio per questo veniamo maggiormente penalizzati.
La situazione di fatto è che il Comune di Motta di Livenza per il 2011, non riuscirà, in queste condizioni, a garantire servizi essenziali quali, l’illuminazione pubblica, i trasferimenti agli asili, la manutenzione del verde pubblico, la manutenzione delle strade, le attività culturali, i contributi alle famiglie che si trovano in stato di bisogno ecc… . Non riuscirà a portare a termine investimenti , per altro già finanziati, indispensabili per garantire servizi essenziali ( diritto per i ragazzi delle medie ad avere un’aula, diritto a utilizzare la bicicletta in sicurezza …) .
Secondo il patto di stabilità il Comune di Motta ha una colpa gravissima che merita una sanzione che lo porterà al fallimento ! La colpa e di essere virtuoso e di aver utilizzato i propri soldi.
Tutto questo è per me incomprensibile. Spero che qualcuno si renda conto dell’assurdità della cosa, tanto più se si sta realmente cercando di fare quello si dice di voler fare.
Motta di Livenza, 03.03.2011.
Graziano Panighel
Vice Sindaco del Comune di Motta di Livenza
Noi ora dobbiamo fare i conti con la normativa che attualmente è in vigore e non quello che sarà.
Il nostro comune ( Motta di Livenza) ha una spesa corrente pro capite tra le più basse in Italia, ha un indebitamento in linea con gli standard e ha trasferimenti statali tra i più bassi in Italia; ciò nonostante è riuscito in questi ultimi anni a fare investimenti per diversi milioni di euro. Un esempio di comune virtuoso quindi.
E allora come com’ è possibile che per il 2011 ci vengano tagliati i pur ridotti trasferimenti statali che rappresentano comunque(ex ici prima casa compresa) circa il 30% delle entrate comunali. Come è possibile conseguentemente ridurre i costi dei servizi , che sono conformi agli standard, del 30%, come è possibile che nel 2011 non si possa spendere , per non essere ulteriormente penalizzati, i soldi già accantonati per realizzare l’ampliamento della scuola media , per mettere in sicurezza la passerella sul Livenza per Lorenzaga , per completare una pista ciclabile che collega il nostro Comune al Comune di Meduna di Lìvenza, ecc. .
Il nostro comune è stato penalizzato perché nel 2010, per rispettare il patto di stabilità, non dovevamo più pagare i fornitori per lavori avviati fin prima del 2008 e non dovevamo usare il nostro avanzo di amministrazione . L’aggravio delle sanzioni è poi stato determinato da un provvedimento fatto a metà del 2010 per le operazioni fatte dal 01.01.2010 e quindi hanno di fatto cambiato le regole con effetto retroattivo. Cambiare le carte in tavola a gioco iniziato non è una cosa seria. Insomma alla faccia non dico del Federalismo, parola impegnativa, ma dei buoni principi contabili rispettosi di un minimo di autonomia che gli Enti Locali dovrebbero pur avere, siamo chiamati a pagare debiti che non ci appartengono, siamo chiamati a concorrere, in modo irragionevole e insostenibile, al risanamento dei conti pubblici pur essendo i nostri conti in ordine e anzi proprio per questo veniamo maggiormente penalizzati.
La situazione di fatto è che il Comune di Motta di Livenza per il 2011, non riuscirà, in queste condizioni, a garantire servizi essenziali quali, l’illuminazione pubblica, i trasferimenti agli asili, la manutenzione del verde pubblico, la manutenzione delle strade, le attività culturali, i contributi alle famiglie che si trovano in stato di bisogno ecc… . Non riuscirà a portare a termine investimenti , per altro già finanziati, indispensabili per garantire servizi essenziali ( diritto per i ragazzi delle medie ad avere un’aula, diritto a utilizzare la bicicletta in sicurezza …) .
Secondo il patto di stabilità il Comune di Motta ha una colpa gravissima che merita una sanzione che lo porterà al fallimento ! La colpa e di essere virtuoso e di aver utilizzato i propri soldi.
Tutto questo è per me incomprensibile. Spero che qualcuno si renda conto dell’assurdità della cosa, tanto più se si sta realmente cercando di fare quello si dice di voler fare.
Motta di Livenza, 03.03.2011.
Graziano Panighel
Vice Sindaco del Comune di Motta di Livenza
giovedì 3 marzo 2011
I PILASTRI DEL FISCO MUNICIPALE
1) TASSAZIONE SULLA CASA RIVOLUZIONARIA
Il decreto sul federalismo municipale rivoluziona l’imposizione immobiliare. Già dal 2011 i proprietari potranno scegliere di tassare gli affitti con l’aliquota Irpef in misura fissa del 21% ( o del 19% per gli immobili a canone concordato). Gli inquilini avranno lo stop all’adeguamento istat automatico del canone d’affitto. Dal 2014 arriverà l’Imu che accorperà Ici e Irpef su immobili non locati e avrà un’aliquota base del 7,6 per mille.
2) COMPARTECIPAZIONE ALL’IVA SUI CONSUMI
Al posto di 11 miliardi di trasferimenti erariali è prevista dal 2011 una compartecipazione al’Iva sui consumi da fissare con dpcm ( stimabile al 2,66%) a questa si aggiungerà una cedolare secca sul gettito prodotto dai trasferimenti immobiliari.
3) TASSA DI SCOPO E CONTRIBUTO DI SOGGIORNO
Viene introdotto il contributo di soggiorno per ogni notte trascorsa in albergo dai turisti che non potrà superare i cinque euro . Rinnovata la tassa di scopo che servirà a finanziare le opere pubbliche e potrà durare 10 anni.
4) PARTECIPAZIONE ATTIVA ALLA LOTTA ANTI-EVASIONE
Per incentivare i comuni a partecipare alla lotta anti-evasione viene aumentata al 50% la quota sui tributi statali recuperati sul loro territorio. Contemporaneamente vengono quadruplicate le sanzioni per chi non denuncerà il possesso di un immobile fantasma entro la scadenza prevista dalla legge .
Intervento alla Camera dell'Onorevole Massimo Bitonci
MASSIMO BITONCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei, innanzitutto, ringraziare i nostri Ministri Bossi e Calderoli per il grande lavoro che hanno svolto in questi due anni. Siamo partiti con il disegno di legge delega n. 42 del 2009 che è stata la cornice di questo federalismo fiscale; siamo passati, poi, ai decreti attuativi, i primi sul federalismo municipale, in seguito quello che amiamo meno, cioè su Roma capitale, e ancora quello sui costi standard. Adesso, invece, entriamo proprio nel vivo del federalismo con il presente schema di decreto legislativo in cui vi è questo passaggio fondamentale ed epocale dalla finanza derivata alla finanza autonoma. Passaggio epocale perché, come sapete, la finanza dei comuni si basa essenzialmente su un’imposta federalista che è l’ICI ma anche su trasferimenti statali che hanno costretto i comuni a non attuare una politica propria, una politica autonoma sul territorio. Per tale ragione il ederalismo municipale avvicina chi governa a chi è governato e, quindi, si introduce anche questo concetto fondamentale che è il decentramento e il superamento del criterio della spesa storica che è stata la vera malattia di questo Stato. La spesa storica improduttiva non ha agevolato gli enti virtuosi ma, anzi, ha agevolato gli enti improduttivi. Vi sono comuni delle stesse dimensioni al sud e al nord d’Italia. Ad esempio, un comune di ventimila abitanti come il mio – sono il sindaco di Cittadella – ha circa un centinaio di dipendenti; al sud troviamo comuni delle stesse dimensioni che hanno il doppio o il triplo dei dipendenti ma senza offrire servizi migliori di quelli che offrono i comuni del nord, anzi, molte volte,offrendo servizi peggiori. Quindi, capiamo quanto questa spesa storica sia una spesa malata, improduttiva che deve essere assolutamente tagliata e quindi è necessario un maggiore controllo degli sprechi e l’introduzione di un concetto fondamentale che è quello della responsabilizzazione nell’azione degli amministratori. Con il federalismo fiscale finalmente gli amministratori che manderanno in disavanzo i propri comuni, le proprie province, le proprie regioni pagheranno in proprio. È stato il grande problema dell’amministrazione attuale: gli amministratori non hanno pagato per i deficit che hanno creato nella pubblica amministrazione. Vi sarà un grande riordino quindi della finanza locale con quasi una ventina di balzelli comunali che vengono ridotti. Con il federalismo municipale si arriva anche ad un’importante semplificazione del sistema di imposizione locale. Il Partito Democratico ci ha accusato di aver aumentato la tassazione ai cittadini. Questoè falso. L’ha spiegato il Ministro Calderoli a più riprese: non c’è alcun aumento di tassazione comunale, vi sono sostituzioni di imposte oppure, come nel caso dell’addizionale comunale, vengono premiati i comuni virtuosi che non l’hanno applicata fino ad ora. Con il fondo perequativo e poi con i costi standard avremo la vera attuazione e il vero passaggio al federalismo. Nel dettaglio il decreto prevede due fasi. Abbiamo anzitutto la soppressione di 11 miliardi di trasferimenti e, quindi, di finanziamento statale e, contemporaneamente,dal 2011 al 2013, la devoluzione ai comuni del 30 per cento del gettito delle imposte sui trasferimenti immobiliari, che ricordiamo sono l’imposta di registro, le imposte ipo-catastali, l’imposta di bollo e anche dell’IRPEF, di parte del gettito sulla cedolare secca sugli affitti e di una compartecipazione all’IVA. Questa è un’importantissima novità federalista e, quindi, i comuni avranno una compartecipazione di un’imposta che è un’imposta sui consumi ed è molto perequata nel territorio.
PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Bitonci.
MASSIMO BITONCI. Sappiamo che abbiamo più o meno gli stessi consumi sia al nord sia al sud. Un’altra novità importantissima che volevo ricordare è quella relativa alla cedolare secca sugli affitti. Abbiamo due aliquote: il 19 e il 21 per cento. Si parla di un’imposta sostitutiva proporzionale, non più quindi progressiva come l’IRPEF, che avrà questo grandissimo vantaggio che è di combattere l’evasione fiscale e quindi favorire l’emersione dal nero. Questa direi che è una grande novità introdotta dal nostro Governo ed era attesa da moltissimi anni. Una seconda fase poi, dal 2014.
..PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Bitonci.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Bitonci.
MASSIMO BITONCI. Concludendo, oltre a ringraziare il Ministro per quello che ha fatto, volevo ricordare quello che ha detto il Ministro Calderoli prima: il federalismo è fatto per unire e non per dividere il Paese, ma abbiamo capito che questo non è chiaro a tutti (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Il decreto sul federalismo municipale rivoluziona l’imposizione immobiliare. Già dal 2011 i proprietari potranno scegliere di tassare gli affitti con l’aliquota Irpef in misura fissa del 21% ( o del 19% per gli immobili a canone concordato). Gli inquilini avranno lo stop all’adeguamento istat automatico del canone d’affitto. Dal 2014 arriverà l’Imu che accorperà Ici e Irpef su immobili non locati e avrà un’aliquota base del 7,6 per mille.
2) COMPARTECIPAZIONE ALL’IVA SUI CONSUMI
Al posto di 11 miliardi di trasferimenti erariali è prevista dal 2011 una compartecipazione al’Iva sui consumi da fissare con dpcm ( stimabile al 2,66%) a questa si aggiungerà una cedolare secca sul gettito prodotto dai trasferimenti immobiliari.
3) TASSA DI SCOPO E CONTRIBUTO DI SOGGIORNO
Viene introdotto il contributo di soggiorno per ogni notte trascorsa in albergo dai turisti che non potrà superare i cinque euro . Rinnovata la tassa di scopo che servirà a finanziare le opere pubbliche e potrà durare 10 anni.
4) PARTECIPAZIONE ATTIVA ALLA LOTTA ANTI-EVASIONE
Per incentivare i comuni a partecipare alla lotta anti-evasione viene aumentata al 50% la quota sui tributi statali recuperati sul loro territorio. Contemporaneamente vengono quadruplicate le sanzioni per chi non denuncerà il possesso di un immobile fantasma entro la scadenza prevista dalla legge .
Intervento alla Camera dell'Onorevole Massimo Bitonci
MASSIMO BITONCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei, innanzitutto, ringraziare i nostri Ministri Bossi e Calderoli per il grande lavoro che hanno svolto in questi due anni. Siamo partiti con il disegno di legge delega n. 42 del 2009 che è stata la cornice di questo federalismo fiscale; siamo passati, poi, ai decreti attuativi, i primi sul federalismo municipale, in seguito quello che amiamo meno, cioè su Roma capitale, e ancora quello sui costi standard. Adesso, invece, entriamo proprio nel vivo del federalismo con il presente schema di decreto legislativo in cui vi è questo passaggio fondamentale ed epocale dalla finanza derivata alla finanza autonoma. Passaggio epocale perché, come sapete, la finanza dei comuni si basa essenzialmente su un’imposta federalista che è l’ICI ma anche su trasferimenti statali che hanno costretto i comuni a non attuare una politica propria, una politica autonoma sul territorio. Per tale ragione il ederalismo municipale avvicina chi governa a chi è governato e, quindi, si introduce anche questo concetto fondamentale che è il decentramento e il superamento del criterio della spesa storica che è stata la vera malattia di questo Stato. La spesa storica improduttiva non ha agevolato gli enti virtuosi ma, anzi, ha agevolato gli enti improduttivi. Vi sono comuni delle stesse dimensioni al sud e al nord d’Italia. Ad esempio, un comune di ventimila abitanti come il mio – sono il sindaco di Cittadella – ha circa un centinaio di dipendenti; al sud troviamo comuni delle stesse dimensioni che hanno il doppio o il triplo dei dipendenti ma senza offrire servizi migliori di quelli che offrono i comuni del nord, anzi, molte volte,offrendo servizi peggiori. Quindi, capiamo quanto questa spesa storica sia una spesa malata, improduttiva che deve essere assolutamente tagliata e quindi è necessario un maggiore controllo degli sprechi e l’introduzione di un concetto fondamentale che è quello della responsabilizzazione nell’azione degli amministratori. Con il federalismo fiscale finalmente gli amministratori che manderanno in disavanzo i propri comuni, le proprie province, le proprie regioni pagheranno in proprio. È stato il grande problema dell’amministrazione attuale: gli amministratori non hanno pagato per i deficit che hanno creato nella pubblica amministrazione. Vi sarà un grande riordino quindi della finanza locale con quasi una ventina di balzelli comunali che vengono ridotti. Con il federalismo municipale si arriva anche ad un’importante semplificazione del sistema di imposizione locale. Il Partito Democratico ci ha accusato di aver aumentato la tassazione ai cittadini. Questoè falso. L’ha spiegato il Ministro Calderoli a più riprese: non c’è alcun aumento di tassazione comunale, vi sono sostituzioni di imposte oppure, come nel caso dell’addizionale comunale, vengono premiati i comuni virtuosi che non l’hanno applicata fino ad ora. Con il fondo perequativo e poi con i costi standard avremo la vera attuazione e il vero passaggio al federalismo. Nel dettaglio il decreto prevede due fasi. Abbiamo anzitutto la soppressione di 11 miliardi di trasferimenti e, quindi, di finanziamento statale e, contemporaneamente,dal 2011 al 2013, la devoluzione ai comuni del 30 per cento del gettito delle imposte sui trasferimenti immobiliari, che ricordiamo sono l’imposta di registro, le imposte ipo-catastali, l’imposta di bollo e anche dell’IRPEF, di parte del gettito sulla cedolare secca sugli affitti e di una compartecipazione all’IVA. Questa è un’importantissima novità federalista e, quindi, i comuni avranno una compartecipazione di un’imposta che è un’imposta sui consumi ed è molto perequata nel territorio.
PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Bitonci.
MASSIMO BITONCI. Sappiamo che abbiamo più o meno gli stessi consumi sia al nord sia al sud. Un’altra novità importantissima che volevo ricordare è quella relativa alla cedolare secca sugli affitti. Abbiamo due aliquote: il 19 e il 21 per cento. Si parla di un’imposta sostitutiva proporzionale, non più quindi progressiva come l’IRPEF, che avrà questo grandissimo vantaggio che è di combattere l’evasione fiscale e quindi favorire l’emersione dal nero. Questa direi che è una grande novità introdotta dal nostro Governo ed era attesa da moltissimi anni. Una seconda fase poi, dal 2014.
..PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Bitonci.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Bitonci.
MASSIMO BITONCI. Concludendo, oltre a ringraziare il Ministro per quello che ha fatto, volevo ricordare quello che ha detto il Ministro Calderoli prima: il federalismo è fatto per unire e non per dividere il Paese, ma abbiamo capito che questo non è chiaro a tutti (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
La profezia ignorata: "Una massa di disperati seppellirà l'Occidente"
Un romanzo francese del 1973 aveva previsto l'ondata di migranti. Un evento che la sinistra ha sempre negato. Per la paura di affrontarlo
Link: http://www.ilgiornale.it/interni/la_profezia_ignorata_una_massa_disperati_seppellira_loccidente/profezia-immigrazione-medio_oriente-occidente/03-03-2011/articolo-id=509517-page=0-comments=1
Link: http://www.ilgiornale.it/interni/la_profezia_ignorata_una_massa_disperati_seppellira_loccidente/profezia-immigrazione-medio_oriente-occidente/03-03-2011/articolo-id=509517-page=0-comments=1
mercoledì 2 marzo 2011
PRIMO MARZO, IL CAPODANNO DEL VENETO. ZAIA: BUON ANNO A TUTTI I VENETI
Comunicato stampa n° 354 del 01/03/2011
(AVN) Venezia, 1 marzo 2011
“Voglio usare le parole che la Madonna dei Miracoli ha utilizzato il 9 marzo di 500 anno fa per augurare a tutti i veneti “bondì, bon anno” e ricordare una tradizione che ci arriva dalla Repubblica Serenissima e che sottolinea ancora una volta il forte legame che i veneti hanno con le radici cristiane.”
Con queste parole il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, fa gli auguri di buon anno a tutti i veneti riprendendo un’antica tradizione.
“La Repubblica Serenissima – spiega Zaia – con il primo marzo, festeggiava il primo giorno del nuovo anno. Il giorno dell’Incarnazione di Gesù era lo spunto per riaffermare la propria autonomia rispetto ad ogni altro potere e la propria identità, legata alla terra e, più tardi, all’attività manifatturiera”.
Lo storico Giuseppe Gullino spiega che, siccome nel Medioevo ogni Comune, ogni città tendeva valorizzare la propria identità accreditandosi origini, patroni o eroi eponimi che le conferissero una valenza propria e riconoscibile rispetto ai vecchi dominatori o ai centri vicini, il Popolo delle lagune ebbe a scegliere questa data anche nell'intento di affermare la propria autonomia da Roma, dalle cui interferenze fu sempre bene attenta a prendere le distanze.
“La scelta di festeggiare in questa data il capodanno - dice Zaia - segna la propensione al federalismo e all’autonomia anche culturale di questa regione. E oggi, come ieri, il Veneto vuole il federalismo. Perché siamo consapevoli che questa riforma porterà effetti positivi dirompenti nei nostri territori e finalmente ammodernare profondamente lo Stato”.
Secondo la tradizione, consolidatasi in età umanistica, Venezia sarebbe stata fondata il 25 marzo 421, ossia il giorno dell'incarnazione di Gesù, cioè esattamente nove mesi prima del 25 dicembre. Inizialmente fu proprio il 25 marzo ad essere prescelto come inizio del calendario della Serenissima, ma poichè fare iniziare il computo dei giorni dal numero 25 avrebbe comportato una quantità di confusioni e fraintendimenti, con il tipico pragmatismo dei mercanti (il Senato veneziano è stato felicemente paragonato a un consiglio di amministrazione) si fece coincidere il capodanno veneto con l'inizio del mese.
“La scelta di festeggiare il capodanno in queste giornata – sottolinea Zaia – ribadisce il legame con la terra che ha, da sempre, chi vive in questa regione. Il primo marzo fissa alcuni significati che fanno parte della cultura popolare: questo mese chiude l'inverno e apre la primavera. È, inoltre, la stagione in cui terminano i lavori negli arsenali e le navi vengono messe in acqua. Sempre a marzo cominciano i lavori campestri, le piogge ridanno vita alla terra, gonfiano i fiumi e i fiumi conferiscono vigoria ai mulini, ai magli, alle segherie, ai mangani, all'industria insomma, così presente appunto lungo i corsi d'acqua.”
“È una data – conclude Zaia - carica di significati, che non dobbiamo dimenticare perché fa parte del nostro patrimonio storico e culturale oltre che ribadire il legame inscindibile con le radici cristiane di questa regione. Non mi resta che rinnovare il mio augurio di buon anno a tutti i veneti”.
A cura dell'Ufficio Stampa della Regione Veneto
(AVN) Venezia, 1 marzo 2011
“Voglio usare le parole che la Madonna dei Miracoli ha utilizzato il 9 marzo di 500 anno fa per augurare a tutti i veneti “bondì, bon anno” e ricordare una tradizione che ci arriva dalla Repubblica Serenissima e che sottolinea ancora una volta il forte legame che i veneti hanno con le radici cristiane.”
Con queste parole il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, fa gli auguri di buon anno a tutti i veneti riprendendo un’antica tradizione.
“La Repubblica Serenissima – spiega Zaia – con il primo marzo, festeggiava il primo giorno del nuovo anno. Il giorno dell’Incarnazione di Gesù era lo spunto per riaffermare la propria autonomia rispetto ad ogni altro potere e la propria identità, legata alla terra e, più tardi, all’attività manifatturiera”.
Lo storico Giuseppe Gullino spiega che, siccome nel Medioevo ogni Comune, ogni città tendeva valorizzare la propria identità accreditandosi origini, patroni o eroi eponimi che le conferissero una valenza propria e riconoscibile rispetto ai vecchi dominatori o ai centri vicini, il Popolo delle lagune ebbe a scegliere questa data anche nell'intento di affermare la propria autonomia da Roma, dalle cui interferenze fu sempre bene attenta a prendere le distanze.
“La scelta di festeggiare in questa data il capodanno - dice Zaia - segna la propensione al federalismo e all’autonomia anche culturale di questa regione. E oggi, come ieri, il Veneto vuole il federalismo. Perché siamo consapevoli che questa riforma porterà effetti positivi dirompenti nei nostri territori e finalmente ammodernare profondamente lo Stato”.
Secondo la tradizione, consolidatasi in età umanistica, Venezia sarebbe stata fondata il 25 marzo 421, ossia il giorno dell'incarnazione di Gesù, cioè esattamente nove mesi prima del 25 dicembre. Inizialmente fu proprio il 25 marzo ad essere prescelto come inizio del calendario della Serenissima, ma poichè fare iniziare il computo dei giorni dal numero 25 avrebbe comportato una quantità di confusioni e fraintendimenti, con il tipico pragmatismo dei mercanti (il Senato veneziano è stato felicemente paragonato a un consiglio di amministrazione) si fece coincidere il capodanno veneto con l'inizio del mese.
“La scelta di festeggiare il capodanno in queste giornata – sottolinea Zaia – ribadisce il legame con la terra che ha, da sempre, chi vive in questa regione. Il primo marzo fissa alcuni significati che fanno parte della cultura popolare: questo mese chiude l'inverno e apre la primavera. È, inoltre, la stagione in cui terminano i lavori negli arsenali e le navi vengono messe in acqua. Sempre a marzo cominciano i lavori campestri, le piogge ridanno vita alla terra, gonfiano i fiumi e i fiumi conferiscono vigoria ai mulini, ai magli, alle segherie, ai mangani, all'industria insomma, così presente appunto lungo i corsi d'acqua.”
“È una data – conclude Zaia - carica di significati, che non dobbiamo dimenticare perché fa parte del nostro patrimonio storico e culturale oltre che ribadire il legame inscindibile con le radici cristiane di questa regione. Non mi resta che rinnovare il mio augurio di buon anno a tutti i veneti”.
A cura dell'Ufficio Stampa della Regione Veneto
martedì 1 marzo 2011
L'evasione Iva delle Regionali Meridionali: ostacolo al federalismo
Dati tratti dal sole 24 ore del 28.02.2011, Articolo di Giancarlo Pola.
I Laender della Germania Orientale dispongono di una base di consumi non superiore a quella del Sud Italiano.
I Laender Orientali ( esclusa Berlino) che rappresentano il 18% per cento della popolazione e il 10% dei consumi versano l’8% dell’iva nazionale della Germania.
Le regioni meridionali italiane a statuto ordinario che rappresentano quasi il 37% della popolazione e oltre il 22% dei consumi versano il 5,4% dell’Iva nazionale.
Se le regioni meridionali meriodanali Italiane si comportassero come i Laender Orientali della Germania dovrebbero versare, tenuto conto dei consumi, il 17,6% dell'Iva nazionale.
L’autore dell’articolo Giancarlo Pola fa la seguente considerazione:
“ Non è facile spiegare le ragioni di una simile differenza di situazioni per una minor propensione , nell’Italia “povera” rispetto alla Germania “povera”, al pagamento dell’iva; un altro fattore che rischia di complicare la reale territorialità nella distribuzione dell’Iva federalista.”
La “minor propensione al pagamento dell’Iva delle regioni meridionali” è un giro di parole per dire che nelle regioni meridionali Italiane di Iva se ne paga poca , e che il federalismo , in queste condizioni, diventa difficile perché ci troviamo di fronte a conti “taroccati” che costringeranno le Regioni del Nord Italia a finanziare ( come avviene adesso) l’evasione fiscale del Sud.
Ciò nonostante, proprio perchè questa situazione è una, ulteriore, evidente dimostrazione che ci troviamo di fronte a due "Italie", si rende necessario procedere nella sia pur difficile strada del federalismo per concludere quel processo unitario, iniziato formalmente 150 anni fà e purtroppo , ad oggi, non ancora concluso.
Alcuni dati a confronto ( elaborazione Il Sole 24 Ore su dati dipartimento Finanze – dichiarazioni 2009):
REGIONE............................ GETTITO IVA PER ABITANTE
Lazio .........................................3.721,8
Lombardia................................... 3.578,9
Valle d’Aosta................................ 2.427,6
Trentino Alto Adige ........................2.378,0
Veneto .......................................1.910,1
Emilia Romagna ............................1.845,2
Piemonte ....................................1.667,6
Toscana ......................................1.364,8
Friuli Venezia Giulia ........................1.363,6
Liguria ........................................1.236,6
Umbria ........................................1.228,0
Marche ........................................1.162,8
Sardegna ......................................950,1
Abruzzo....................................... 823,8
Molise .........................................543,0
Puglia .........................................542,4
Campania .....................................518,9
Basilicata ......................................516,1
Sicilia ..........................................494,6
Calabria .......................................335,0
I Laender della Germania Orientale dispongono di una base di consumi non superiore a quella del Sud Italiano.
I Laender Orientali ( esclusa Berlino) che rappresentano il 18% per cento della popolazione e il 10% dei consumi versano l’8% dell’iva nazionale della Germania.
Le regioni meridionali italiane a statuto ordinario che rappresentano quasi il 37% della popolazione e oltre il 22% dei consumi versano il 5,4% dell’Iva nazionale.
Se le regioni meridionali meriodanali Italiane si comportassero come i Laender Orientali della Germania dovrebbero versare, tenuto conto dei consumi, il 17,6% dell'Iva nazionale.
L’autore dell’articolo Giancarlo Pola fa la seguente considerazione:
“ Non è facile spiegare le ragioni di una simile differenza di situazioni per una minor propensione , nell’Italia “povera” rispetto alla Germania “povera”, al pagamento dell’iva; un altro fattore che rischia di complicare la reale territorialità nella distribuzione dell’Iva federalista.”
La “minor propensione al pagamento dell’Iva delle regioni meridionali” è un giro di parole per dire che nelle regioni meridionali Italiane di Iva se ne paga poca , e che il federalismo , in queste condizioni, diventa difficile perché ci troviamo di fronte a conti “taroccati” che costringeranno le Regioni del Nord Italia a finanziare ( come avviene adesso) l’evasione fiscale del Sud.
Ciò nonostante, proprio perchè questa situazione è una, ulteriore, evidente dimostrazione che ci troviamo di fronte a due "Italie", si rende necessario procedere nella sia pur difficile strada del federalismo per concludere quel processo unitario, iniziato formalmente 150 anni fà e purtroppo , ad oggi, non ancora concluso.
Alcuni dati a confronto ( elaborazione Il Sole 24 Ore su dati dipartimento Finanze – dichiarazioni 2009):
REGIONE............................ GETTITO IVA PER ABITANTE
Lazio .........................................3.721,8
Lombardia................................... 3.578,9
Valle d’Aosta................................ 2.427,6
Trentino Alto Adige ........................2.378,0
Veneto .......................................1.910,1
Emilia Romagna ............................1.845,2
Piemonte ....................................1.667,6
Toscana ......................................1.364,8
Friuli Venezia Giulia ........................1.363,6
Liguria ........................................1.236,6
Umbria ........................................1.228,0
Marche ........................................1.162,8
Sardegna ......................................950,1
Abruzzo....................................... 823,8
Molise .........................................543,0
Puglia .........................................542,4
Campania .....................................518,9
Basilicata ......................................516,1
Sicilia ..........................................494,6
Calabria .......................................335,0
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