mercoledì 17 settembre 2008

A proposito di federalismo : intervento del 08.09.08

Oggetto : proposta di assegnare ai Comuni il 20% dell’Irpef pagata dai cittadini del comune presentata dai Consiglieri del PDl e sostenuta anche dai Consiglieri del PD.

Il federalismo è “la teorica della libertà, l’una possibil teorica della libertà”. Questa è la definizione, originale e icastica, che ne dà Cattaneo, scrivendo a Lodovico Frappolli nel novembre del 1851. “Io non ho sperato mai nella nuda unità – scriverà ancora Cattaneo nel 1860 -- : per me la sola possibil forma d’unità tra liberi popoli è un patto federale. Il potere debb’esser limitato, e non può esser limitato se non dal potere”. Già nella prima metà dell’800, in aperta polemica con il programma degli “unitari” (di cui rimane esponente più convinto e coerente Mazzini, sostenitore dell’esigenza di dar vita a un’Italia “unita, indipendente, libera e repubblicana”), non erano mancate precise proposte di tipo “federale”, o meglio “confederale”: da una parte, per esempio, con Vincenzo Gioberti e il suo progetto di “neoguelfismo”, che immaginava di poter mettere il Papa Pio IX alla testa di una confederazione degli Stati italiani; dall’altra, con Cesare Balbo, o Luigi Torelli, o Massimo Durando, che volevano raggiungere l’indipendenza attraverso un federalismo nazionale moderato, di cui la monarchia avrebbe dovuto costituire l’elemento aggregante e unificatore. Cattaneo – che ha sempre saputo sottrarsi ai condizionamenti, spesso meschini, delle scelte politiche contingenti – non solo ritiene, molto realisticamente, che prima di tutto “uno Stato è una gente e una terra” ma rivela una notevole capacità di cogliere i pericoli insiti in ogni sistema statale di tipo unitario, perché avverte che l’unità finisce spesso per condurre all’accentramento governativo e al prevalere di “caste” burocratiche: con la conseguenza di soffocare i benefici effetti delle autonomie locali, di impedire il soffio vivificatore della libera iniziativa, e di mettere capo, il più delle volte, a un unico potere autoritario. “Quando i mazziniani fanno evviva all’unità – scriveva a Mauro Macchi sul finire del 1856 – bisogna rispondere facendo evviva agli Stati Uniti d’Italia”; e specificava, ricorrendo a un’esperienza concreta, che “in questa formula, la sola che sia compatibile colla libertà e coll’Italia, vi è la teoria e vi è la pratica: tutte le questioni possibili vi stanno già sciolte con un gigantesco esempio, di cui la Svizzera offre il compendio ad uso interno di qualsiasi provincia italiana che voglia avere in seno la pace e la libertà”. In un altro passo, ormai ben noto, dell’Insurrezione di Milano, Cattaneo, guardando al futuro, sembra prevedere con sorprendente lucidità quanto sarebbe accaduto durante il corso storico del XX secolo: “il principio della nazionalità provocato, ingigantito dalla stessa oppressione militare che anela a distruggerlo, dissolverà i fortuiti imperi dell’Europa orientale e li frantumerà in federazioni di popoli liberi. Avremo pace vera, quando avremo gli Stati Uniti d’Europa”. Non solo: legato allo stesso criterio informatore, che non rinuncia a sostenere il libero sviluppo di tutti i gruppi associati, ecco l’altro invito verso un più equilibrato e pacifico assetto internazionale, che chiude le successive “Considerazioni” del secondo volume dell’Archivio Triennale: “è tempo che le discordi tradizioni delle genti si costringano ad un patto di mutua tolleranza e di rispetto e d’amistà, si sottomettano tutte al codice di una giustizia, e alla luce d’una dottrina veramente universale”.
Tratto da : CARLO CATTANEO- Il federalismo come “teorica della liberta” - di Arturo Colombo


Il federalismo ha quindi padri nobili che hanno saputo vedere con chiarezza che cosa avrebbe potuto succedere ed è successo con uno stato unitario centralista. Piccoli uomini della nostra politica nazionale dal 1985 al 2000 di fronte alla riscoperta del Federalismo da parte della Lega hanno agitato, spesso con cinismo e con l’ottusa meschinità di chi difende propri privilegi , l’icona dell’unità nazionale messa in pericolo dall’egoismo di alcuni . Una cultura dominante elitaria e tendenzialmente di sinistra accusava di ignoranza e rozzezza gli esponenti della Lega che costatavano il degrado dello stato così come organizzato e che proponevano il federalismo quale alternativa organizzativa. Non di meno una certa cultura di destra si dimostrava insofferente nei confronti del federalismo in quanto si trattava di traslare una parte del potere al territorio e ciò mal si conciliava e forse intimamente ancora si concilia con una visione di uno stato autoritario. Ma i popoli Padani del Nord in questi anni, nonostante l’ostracismo dei mezzi di informazione ha dimostrato di saper capire. Allora ecco che per non perdere i voti l’ostracismo al Federalismo diventa distinguo, diventa “si ma pero”, entra nei programmi dell’Ulivo, di forza Italia e di Alleanza Nazionale. Detti partiti si inventano formule del tipo “federalismo solidale, autonomia al limite del federalismo ecc… e questo nel tentativo di ridimensionare e contenere il “ pericolo Lega” . Le ultime elezioni hanno dimostrato invece che molti al Nord sanno distinguere tra le proposte fatte più per opportunità e bisogno di consenso che per convinzione e la proposta invece convinta e originale che per anni , spesso sola, ha portato e sta portando avanti la Lega. Cari amici del PDL, con l’ordine del giorno proposto Voi, dimenticando di essere al governo, fate una proposta che dovreste indirizzare, prima, ai rappresentati parlamentari per i quali vi siete spesi e che sono competenti in materia. Sono sicuro che sapete cosa direbbero nel merito i parlamentari del Pdl che vi rappresentano. Se fossero tutti del vostro parere non hanno, del resto, che da approvare la vostra proposta in parlamento. A mio parere voi, consiglieri del PDL, state giocando con carte truccate e, come si può intuire dalla premessa e spiegherò più avanti, anche modeste. Ai consiglieri del PD ricordo che il governo Prodi ha tolto ai Comuni l’Ici sulle case rurali, non solo ma ne ha tolta molta di più di quella che andranno effettivamente ad incassare ( 609 milioni contro 200 stimati) generando un buco di circa 400 milioni di Euro, altro che tesoretto. Ricordo ancora che la riforma costituzionale in senso federalista è stata bocciata grazie alla vostra sistematica disinformazione e che alcune proposte che vengono fatte ora dal PD riprendono per buona parte quanto è stato bocciato nel 2006. La riforma in ogni caso sarebbe entrata in vigore dopo dieci anni e c’era tutto il tempo per fare aggiustamenti . Nei due anni di governo cosa avete poi fatto. La verità è che fino ad ora avete dimostrato a livello nazionale di saper sfasciare più che costruire. Entrando nel merito della proposta come cittadino se credessi a Babbo Natale sarei contento. Ma ragionando, supponendo che la Vostra proposta diventi legge, arrivo a questa conclusione: il Comune di Motta riceverà di più e poiché nessun altro comune in Italia vorrà ricevere di meno, lo Stato che già è in deficit dovrà incassare di più, per incassare di più dovrà aumentare l’imposizione, in atri termini io dovrò pagare più tasse. Consideriamo poi il contesto in cui ci stiamo vivendo ben descritto da Angelo Pavan che cito testualmente: “ … quando la certezza per gli enti locali non c’è mai, quando si cambiano le disposizioni finanziarie ogni anno, quando si cambiano le stesse in corso d’opera, quando si prevedono nuove sanzioni per inadempienze già consumate, …; quando si vede sopprimere entrate proprie senza la garanzia di avere il risarcimento (trasferimento) corrispondente; quando si trova nell’impossibilità di sostituire nemmeno una persona che viene collocata a riposo anche se il numero di dipendenti è ridotto all’osso … “ e ancora “ Ma quale autonomia finanziaria di entrata e di spesa quando l’entrata dipende quasi esclusivamente da trasferimenti statali che diminuiscono continuamente e sensibilmente ogni anno; quando non possono adeguare le tariffe dei servizi offerti, aumentare le addizionali di propria competenza, ecc.; quando le spese possibili si riducono a quelle fisse che aumentano sempre di più, perché il personale deve essere pagato, compresi gli eventuali incrementi contrattuali; perché i consumi per l’illuminazione pubblica, degli edifici comunali, delle scuole, per il funzionamento degli acquedotti ecc. Devono essere pagati, i cui costi aumentano continuamente; quando devono contribuire a costi dei rifiuti solidi urbani delle scuole in quanto lo Stato non concorre a coprire l’intero costo …” In più il patto di stabilità imposto dal governo Prodi e riproposto dal governo Berlusconi è strutturato in modo tale che molti Comuni, tra cui quello di Motta, si troverà nelle condizioni di non poter spendere , dicendola semplicemente, i soldi che già ha. La proposta da Voi fatta è una proposta di profilo amministrativo (non organizzativo o costituzione); nel contesto caotico attuale non è perseguibile e se anche accettata verrebbe facilmente aggirata . Non solo, legare le entrate ad un’imposta statale e di per se contrario al concetto di autonomia in quanto l’autonomia non può prescindere dalla responsabilità e dalla facoltà di poter determinare le proprie entrate ed essere giudicati dai propri concittadini sulla base delle scelte operate. L’irpef è infatti un’imposta statale e le decisioni in merito (aliquota, base imponibile, accertamento ..) sono dello stato centrale. La proposta da voi effettuata non e insomma una proposta che va nella direzione di un’imposizione di tipo federale e va aggiungere caos al caos in cui ci troviamo.
Abbiamo bisogno invece di una legislazione anche fiscale che difenda le autonomie dell’ente locale e che ponga dei paletti ben precisi e non modificabili fra le competenze dell’ente Locale e quello dello Stato. Oggi gli Enti locali sono invece purtroppo in balia delle decisioni dello Stato Centrale.
Grazie alla Lega siamo alle soglie della più importante riforma dell'ordinamento dello Stato Italiano, quella federalista, che segna il superamento del regionalismo così com’è stato tradizionalmente inteso e realizzato in Italia nella piena devolution di poteri e competenze esclusive agli enti territoriali. La Lega purtroppo rappresenta soltanto l’8% dell’elettorato italiano. La questione non è tuttavia semplicemente quella di togliere a qualcuno per dare a qualcun altro, su questa direzione c’è lo scontro frontale senza possibilità di una soluzione condivisa e quindi praticabile. Bisogna riconsiderare i parametri in di base ai quali le risorse vengono distribuite, legandole più possibile al territorio e se trasferite in forza di una perequazione che dovrà gradualmente scomparire, legandole a criteri di costi standard e non sulla base dell’andamento storico della spesa. Bisogna che questi principi una volta stabiliti vengano poi difesi con un potere federale (locale) in grado di contrapporsi e bilanciare il potere centrale. Solo così sarà eliminata la schiera di questuanti che coprono la loro insipienza amministrativa cercando , con ogni mezzo, soldi presso lo stato centrale e distribuendo, quei soldi maltolti per acquisire clientele elettorali. L’Onorevole Nitto Palma ebbe a meravigliarsi vedendo che in poco meno di un anno dall’assegnazione del contributo, Via Riviera Scarpa era stata completamente riqualificata. In altre parti d’Italia questo non succede perché comunque non c’è l’abitudine di fare con i soldi che si chiedono ai propri cittadini e quindi viene a mancare l’interesse al controllo, tanto si dice “non sono soldi miei”.

In conclusione per come è formulata considero l’eventuale partecipazione all’irpef un limitato provvedimento di profilo amministrativo incapace di dare vera autonomia all’Ente Locale , un provvedimento all’apparenza semplice che risponde invece alla stessa logica di cassa con la quale lo stato centrale in questi anni ci ha gravemente danneggiato, una logica che per sua natura calpesta i diritti , è causa di iniquità e tende ad aggravare non a risolvere i problemi. Una proposta non semplice ma semplicemente superficiale e nel contempo lo considero velleitaria e controproducente in una fase in cui si sta ragionando di equità e libertà individuali da salvaguardare tramite il riconoscimento delle specificità del proprio territorio , responsabilità dei rappresentanti eletti , di responsabilità ed efficienza dell’amministrazione pubblica, il tutto consapevoli per altro di essere in Europa e in un mondo che diventa sempre più piccolo. Voi dimostrate con la vostra proposta di non aver capito e in fondo di non essere realmente federalisti.

Vicesindaco di Motta di Livenza
Graziano Panighel

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Le riforme istituzionali si dovrebbero fare avendo in mente il futuro e l’interesse generale del Paese; non dovrebbero servire a far contento il compagno di partito o di coalizione. Con l’ultima versione della bozza Calderoli sul federalismo fiscale, approvata in prima lettura dal Consiglio dei Ministri di giovedì, invece si è addirittura inventato il federalismo ad personam.
L’articolo 20, quello sulle Regioni a Statuto Speciale, ha un nome, un cognome e un indirizzo: Raffaele Lombardo, Presidente della Regione Sicilia. Per far contento anche lui, in una riforma che a forza di voler accontentare tutti i partiti nella maggioranza di governo si annacqua ogni giorno che passa (nell’ultima bozza, per esempio, è sparita qualsiasi forma di autonomia tributaria), è spuntata anche la possibilità di attribuire alle Regioni a Statuto Speciale “quote del gettito derivante dalle accise sugli oli minerali in proporzione ai volumi raffinati sul loro territorio”. Non è (ancora) la tassa sul tubo, ma poco ci manca. Poiché 5 raffinerie su 6 delle Regioni a Statuto Speciale sono (ma guarda un po’) localizzate in Sicilia, la norma consente a questa Regione di trattenere in loco una buona parte del gettito delle accise sulla benzina raffinata. E non si tratta di noccioline. Con più di 20 miliardi di gettito complessivo all’anno, le accise sugli oli minerali costituiscono la la quarta imposta erariale italiana, e la quota raffinata in Sicilia è quasi del 50 per cento. Del resto, non si può dire che non lo avessimo già previsto. Si osservi anche che mentre la logica politica della norma è chiara, quella economica latita, e non trova fondamento giuridico né nel nostro sistema tributario né nello Statuto della Regione Sicilia. L’accisa è una tassa esigibile “all’atto dell’immissione in consumo del prodotto”, è cioè un’imposta alla vendita, non alla produzione. In pratica, lo Stato impone le accise sulla benzina, i bolognesi e i genovesi le pagano, e i soldi vanno, in parte o del tutto, ai siciliani.
E’ l’opposto del principio della responsabilità fiscale, cioè dell’essenza del federalismo (“pago, controllo, esigo”); qui le tasse le paga qualcuno e i soldi vanno a qualcun altro. E dire che di responsabilità fiscale la Sicilia ne avrebbe un gran bisogno; è la Regione che già prende più trasferimenti dallo Stato (il 20% di tutti i trasferimenti erariali alle Regioni), ma che li spende molto male, a giudicare dalla qualità dei servizi offerti ai cittadini, dal numero e dai redditi degli amministratori pubblici e dall’età di pensionamento dei funzionari pubblici. Se questo è il federalismo alla Calderoli, ne vedremo di belle.

Anonimo ha detto...

Giovanni per anonimo
Il meridione e le isole sanno fare lobby a prescindere dal fatto che i parlamentari siano di destra o di sinistra. Mi sembra illogico incolpare la Lega Nord perchè non riesce da sola, con l'8% dei consensi elettorali, ad approvare il "suo federalismo" . Certo se la Lega avesse in parlamento il 51% avrebbe ragione Lei. Purtroppo così non è ... e bisogna mediare . Questo dimostra appunto che il Nord deve votare per il Nord perchè Lombardo, Loiero, Bassolino, ecc... sembrano non avere "in mente il futuro e l’interesse generale del Paese".